Collaborazioni
RUGGERO SAVINIO
Il colpevole
Un giorno d’estate di qualche anno fa, a Roma.
Guidato dalla curiosità per quanto di nuovo si manifesta in pittura. Vado a vedere una mostra di giovani artisti all’ex Borsa in Campo Boario. In quel luogo in cui lo spazio è vasto come un’arena e raccolto come un giardino antico, le sale allestite per la rassegna ospitano ciascuna un autore. Sono per lo più silenziose di voci e di passi. Nel silenzio e per la grande suggestione del luogo le opere innalzano forte e sonora la voce.
Fra le più forti e sonore sono quelle che mi accolgono in una piccola sala che le contiene a fatica, come se premessero sui muri per sfondarli e sbloccare all’aperto. Accanto ai quadri, solcati da grandi fasce energiche e attive, non vettori geometrici soltanto, ma sentieri che attraversano il terreno della pittura portandone le tracce di fango e di luce, sta uno, immobile, ritto e come di guardia. Dopo che ebbi guardato con attenzione, mi dice: Sono io il colpevole… . Felice colpa e grata ammissione che mi fecero fare la conoscenza di Fabio Massimo Caruso. Dopo, l’ho incontrato ancora, nel luogo di pari e più grande suggestione dove aveva istallato lo studio, all’ombra della Scala Santa e della presenza fraterna e tutelare di Tito. Il sentimento che guida i nostri incontri non si serve di parole: è un silenzioso riconoscimento. Ci riconosciamo entrambi presi e forse smarriti nel territorio della pittura. Adesso che quel territorio, apparentemente molto praticato, è in realtà schivato ed eluso, è forse il caso di rivelarne i principali caratteri. Si tratta di un territorio intricato ed indistinto entro cui le cose – forme, colori, immagini affiorano portandosi il peso della loro zavorra materiale. Lo splendore di cui brillano non è quello simbolico dei cieli spirituali o degli universi pubblicitari, ma uno splendore modulato in mille sfumature e continuamente assediato dal buio. In questo territorio, non sottomesso alle leggi della quantità, ma a quelle modulari della qualità e votato non alla fabbricazione, ma alla trasformazione, Fabio Massimo Caruso si è incamminato da tempo con passo sicuro.
Cetona, 10 ottobre 1992
Ruggero Savinio
Recidivo
Il mio amico pittore è recidivo.
Anzi, il suo non è solo un ricadere nel peccato, ma la frequentazione quotidiana di un vizio: la pittura.
Lo riconosco dalla postazione che mi è assegnata fra i dannati: siamo entrambi condannati a ripetere un gesto. L’assunzione di colpa non esclude una strana allegria, gioioso avventurarsi fra le forme, ascoltare il suono del colore, saggiare il peso della materia, registrare il battito del ritmo che scandisce le superfici. L’allegria, in un mondo falsamente innocente, privo del senso del peccato, conserva l’ombra della colpa. La colpa, l’ombra, sono esse a dare un peso alle immagini, conferire un senso al gioco delle forme, temperare di malinconia la crescita trionfale delle città che il mio amico innalza, con gesto prepotente, sopra il suolo forte e fecondo dei suoi quadri.
Cetona, 04 settembre 2006
Ruggero Savinio